La nascita dei Comuni italiani
La storia della nascita dei Comuni Italiani è a dir poco interessante, un abbozzo di questi enti autonomi comincia a formarsi a cavallo dell’anno mille in un periodo in cui comincia ad essere in crisi l’istituzione feudale.
Quest’ultima, nacque in un periodo di forti devastazioni dove, a causa delle violente incursioni barbariche, le città si spopolarono e gli abitanti furono costretti a rifugiarsi nelle campagne in grossi appezzamenti di terra denominati in seguito “feudi”.
Quando però cessarono le invasioni barbariche e le città cominciarono nuovamente a svilupparsi, gli aristocratici delle varie città desiderosi di contrastare l’istituzione feudale, si consorziarono tra di loro. Nel frattempo le città si popolarono nuovamente e cominciò a svilupparsi il commercio, le persone cominciano a uscire dai feudi e si assiste ad una nuova epoca più fiorente. Nascono le corporazioni, cioè associazioni di persone che esercitano lo stesso mestiere. Ognuno doveva appartenere ad una corporazione per poter esercitare un mestiere, queste associazioni si insediarono presto nella realtà politica della società, ed erano caratterizzate da fini ben precisi e regolamentavano le strutture lavorative. Questa “organizzazione” ormai divenuta politica e caratterizzata perlopiù da unioni di cittadini si sviluppa nell’embrionale realtà del Comune, caratterizzata da una forma di governo detta consolare.
La nascita di questa nuova struttura comunale non fu esente da scontri soprattutto con quella imperiale, retta a quel tempo da Federico I il BarbaRossa. All’inizio del XII sec. ci furono una serie di battaglie, infatti Federico I, non accettava il riconoscimento dei Comuni e lì contrastò fortemente. Inizialmente riuscì nel suo intento, ma inseguito, le città si unirono insieme e combatterono contro l’imperatore. Quest’ultimo fu sconfitto e con la Pace di Costanza i Comuni si riappropriarono dei propri poteri.